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Passaggio da una assoluzione a un’altra. Lo Pneuma mi ha guidato. Ho creduto il peccato offesa, e la confessione
assoluzione mediante il suo ministro. Ma quello era il peccato
fideato. Mi faccio specchiato, ed eccomi il peccato
visuato. Peccato nuovo. Assoluzione nuova. Così uccidiamo
la confessione? No!. Sono i fedeli che stanno facendo
questo, e adesso. E il sacerdote tracci pure il segno e la
formula, pur sapendo l’assoluzione che fa. Tanti, ormai,
alla confessione non ci vanno più.


Il mio peccato è morte viva dell’amore del Padre. Né lo uccido, né lo cancello il peccato, ma ne sciolgo la morte.
Sciogliere = Assolvere. Io assolvo i miei peccati, io mi
assolvo dai miei peccati. Lo faccio nell’atto del peccare e
ripeccare; dopo, mi è possibile soltanto il dolore. E mi
assolvo uccidendomi: dicendomi cioè di no al prendere ciò
che mi piace, e di no all’odiare chi non mi piace.
Libero suicidio: mi si è fatto nella mia razionalità coscienziata
al Figliale visuato; l’ho dunque dallo spirito di amore
del Figlio coscienziato: dall’amore Figliale. Libero suicidio
efficace. La sua efficacia è dall’amore Paterno visuato. L’ho
visto nel suo talamo: ama uccidersi; l’ho visto nel mio talamo:
ama lasciarsi uccidere in silenzio, per pura devozione
al suo amore Paterno. Quello che fa Lui, lo faccio pure io:
amo uccidermi per lasciarmi uccidere: lo faccio in silenzio
e con devoto amore verso di Lui. La mia devozione al Padre
mi assolve dai miei peccati. Ci siamo anche ben accorti di
un vistoso passaggio: sono passato da un’assoluzione a me
accordata a un’altra da me azionata. Sono passato da una
all’altra non per mia iniziativa o decisione, ma per
Pneumatica azione. Lo Pneuma mi ha fatto passare da una
all’altra. Peccato - grazia fideati; peccato - grazia visuati.
1) Ho sempre creduto sinceramente il peccato fideato.
Dio, Chiesa, famiglia me lo hanno passato. Che cosa
era il peccato? Un’offesa fatta a Dio, disobbedendo alla
sua legge. Offesa, oltraggio, disobbedienza, ribellione,
rifiuto, rigetto, abbandono, fuga. Quel peccato non colpiva
a morte Dio. Ne ero colpevole meritevole di un
suo castigo, e quindi di una pena. Dio è buono con chi
si pente dell’offesa: cancella la colpa e rimette la pena;
il tutto mediante la mediazione del ministro: il sacerdote,
il quale, accertatosi delle condizioni positive, tracciava
il segno e la formula dell’assoluzione: ‘io ti assolvo
dai tuoi peccati nel nome di Dio’. Da quel tipo di
assoluzione scorgano anche le indulgenze.
2) Lo Pneuma mi ha rimosso da quel peccato, e me ne ha
fatto incontrare uno nuovo: non più fideato, ma visuato.
Nella mia toilette Pneumatica mi ha fatto tutto specchiato,
e io mi sono visto il vero peccato. È morte viva dell’amore
Paterno, che mi si fa nel peccare istintivo e nel
ripeccare razionale. Peccato nuovo. Assoluzione nuova.
Non più assoluzione accordata, ma assoluzione da me azionata.
Il peccato visuato lo assolvo io con la mia duplice
morte praticata nell’atto del peccare. Ma ecco ora la protesta
delle persone di Chiesa: e allora che ne fai dell’assoluzione
del sacerdote? Una cosa è certa: non siamo noi a farla
morire, e intanto non la si nega a nessuno: tracciamo pure il
segno e diciamo pure ancora la formula dell’assoluzione.
Essa rimane, intanto, ma è morta; e a come trattarla nel futuro,
ci penseremo: noi intanto né l’abbiamo uccisa, né seppellita.
Ma non la stanno già uccidendo coloro che la praticano
così? Si va dicendo: vado a confessarmi, ne ricevo
l’assoluzione, faccio la comunione, mi metto in grazia di
Dio, il peccato non ce l’ho più addosso,... ma dopo, sono
sempre come prima. E in sincerità si può anche dire: dopo,
sono peggio di prima. Ordunque, se l’assoluzione non fa, è
inutile; inutile la confessione, inutile andare a confessarsi
dal sacerdote... e infatti, non ci si va più per davvero. Chi
allora la sta uccidendo questa vostra confessione? Voi.
Condotti a questo dallo Pneuma. È ancora Lui che ci vuole
anche ricondurre alla confessione; ma non la chiamiamo
più così: il peccatore che va a confessarsi, ma: l’ammalato
nell’amore che va dal medico dell’amore.

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