34

Meccanismo e coscienza Pneumatica mi fanno sentire
disperazione. La faccio rimuovere con la cieca fiducia del
protestante. Confronto dei due. Salvezza bilaterale. Non
sappiamo e non disponiamo della coscienza Figliale, che
pareggia la Paterna facendo scoppiare guerra spietata.


Due cose abbiamo visto: 1) Un meccanismo automatico infernale che scatta ad ogni tocco esterno di cosa o di persona; produce il sentire, l’agire e l’acconsentire; e fa affluire morte viva
dell’amore Paterno Agentato per i due canali della
coscienza istintiva e razionale, accumulandola col sentire
e col piacere della persona che diventa, in modo
inscindibile.
2) Una coscienza Pneumatica, la quale con tutto il suo
peso di morte crescente, produce tocchi nuovi, quelli
interni, e col concorso fedele della mia razionalità, promossa
a guida, porta a termine le grandi imprese razionali
del piacere.
Questa situazione ha fatto sorgere in noi una pericolosa
sensazione: se le cose stanno così, chi mai si potrà salvare?
L’automaticità del meccanismo infernale e lo strapotere
della coscienza Pneumatica, ci tolgono ogni speranza di
salvezza. Una sensazione pericolosa, perché segna la fine
della speranza e quindi dell’impegno; è la disperazione e
la sfiducia di chi si sente abbattuto e incapace ormai di farcela.
Dobbiamo rimuovere questa sensazione, ma con una
soluzione a dir poco ancor più pericolosa.
È la soluzione dei fratelli cristiani protestanti, i quali derivano
la soluzione dalla mente che li ha capeggiati: Lutero.
La persona è totalmente corrotta, non potrà mai guarire,
per quanto tenti e ritenti.
Gesù versando il suo sangue sulla croce ha placato l’ira
Paterna per noi, ha espiato i nostri peccati.
Il tutto può essere nostro e applicato a noi mediante la
fede, senza domandarci le opere.
Fa tutto Lui: Gesù; a me non domanda niente, se non
l’apertura della fede.
Meglio il disperato o il cieco fiduciato? Meglio il primo: è
certo della sua rovina, mentre il secondo è falsamente
certo della sua salvezza da morte eterna.
Io stesso, vedendomi, mi sono trovato coi primi: l’ho sentito
chiaramente: per me è finita, con questo inferno diveniente.
Coi secondi non mi sono mai trovato perché la salvezza
unilaterale è falsa; la vera è bilaterale, perché la salvezza
è comunione sostanziale con Dio, non imposta né
elargita, ma è comunione realizzata fra due. Nel fare,
matura inferno o paradiso.
Perché mai la vostra e la mia iniziale sensazione? La persona
che si vede, si sente perduta perché non sa ancora
nulla della capacità di una coscienza nuova che solo Gesù
può costruire in noi e con noi.
È la coscienza Figliale cristiana, capace di competere con
la Pneumatica Paterna infernale. Capace, perché si colloca
alla pari della seconda.
La Paterna non è solo conoscenza convinta dell’amore di
odio, ma è presenza convinta della morte dell’amore
Agentato. La coscienza cristiana non è solo conoscenza
convinta di ciò che Gesù ci domanda: lo era ieri; ma la mia
e quella di domani è presenza convinta della vita dell’amore
Figliale Agentato.
Alla base di essa c’è il mio cosciente battesimo cresimato
che mi si è dato al vedermi nella mia toilette Pneumatica.
È una coscienza che non si fa da sola, ma la facciamo con
una piacevolissima digestione della Parola che è sacramento
del suo spirito di amore.
‘Le mia parole sono spirito e vita’.
Ora le mie due coscienze: la cristiana e la infernale si fronteggiano
come due schieramenti contrari e opposti. La
Figliale è contraria alla Paterna.
Non solo, ma opposta: gli si oppone contro.Che cosa succederà? Scoppierà una guerra spietata.

35

Speranza di salvezza: frutto di una nuova coscienza cristiana,
che mi ha sostituito la vecchia fideata. Ora comprendo
il perché della sua crisi. Momenti buoni per
Satana: crolla la vecchia e la Paterna si scatena.


Alla luce Pneumatica abbiamo visto la persona, l’abbiamo attentamente osservata, l’abbiamo letta e decifrata.
L’automaticità del meccanismo infernale, lo strapotere della
coscienza Paterna, che agisce dal di dentro con tutta la forza
della morte dell’amore che si è andata accumulando, ci ha
dato la sensazione della nostra inesorabile rovina. Fu questo
il nostro sentire che ci è scoppiato nella nostra toilette
Pneumatica, non appena ci siamo visti specchiati.
Ci ha colto un brivido di disperazione. Ma lo Pneuma ci
teneva saldamente per mano, e con l’abilità che gli è propria,
ci ha condotti gradualmente a superare, ora, quel pericoloso
nostro sentire. Ora portiamo in noi una speranza viva
ed operante. È il frutto squisito di una nuova coscienza cristiana.
Vista la Paterna, lo Pneuma ci ha guidato a una
nuova coscienza cristiana. Diciamo nuova in rapporto alla
nostra precedente che avendo concluso la sua funzione, ci è
passata ormai tra le cose che non ci servono più. E il riguardarla
ora per un attimo solo, non fa altro che farci risaltare
meglio ancora la nuova. L’educazione cristiana famigliare,
parrocchiale prima, religiosa poi, mi hanno fatto convinto
della necessità per la mia salvezza di credere al dettato cristiano
ecclesiale, e di fare tutto quello che realizzava così la
mia salvezza. Mi sentivo piccolo, davanti a un’autorità religiosa
divina ed ecclesiale che sentivo grande, e mi lasciava
bene condurre senza molte resistenze.
La mia coscienza cristiana era valida, ed era conseguente
alla mia fede. Ora la chiamo, quella, coscienza fideata. È
vero anche che rimanevano molte incognite; ma allenati a
bere ciecamente quanto ci veniva somministrato dalle autorità,
ci si fidava ciecamente. Davanti alla lettura Pneumatica
della persona, quella coscienza fideata mi si è accartocciata
fino a scomparire. Mi è facile capire il grave fenomeno
ecclesiale dei giorni nostri, ma che più non ci deve spaventare,
perché è un fenomeno di transizione necessaria, conseguente
a una profonda variazione del sentire della persona
di questa seconda metà del secolo ventesimo: da piccolo si
sente ora grande; si scioglie il rapporto di fiducia con l’autorità;
la coscienza fideata va in crisi, e nelle nuove generazioni
più nemmeno si accende. Il crollo della coscienza cristiana
fideata ha lasciato campo libero allo scatenarsi furibondo
della coscienza Paterna infernale.
Anni buoni; anni feroci; anni meravigliosi per Satana, sono
quelli che stiamo vivendo. Li va sfruttando fino in fondo,
sapendo che avranno un termine. Questo termine in noi si fa
con il formarsi di una coscienza nuova: la coscienza sostanziata.
Io posseggo una sostanza Figliale. Il Figlio: ne fui
consciamente battezzato non appena spalancai la porta del
mio inferno diveniente.
Lo Pneuma Figliale mi ha consciamente cresimato di sé.
Quello spirito di amore mi si è andato accumulando nella
conoscenza e mi ha pienamente convinto. La mia nuova
coscienza cristiana non è sola conoscenza come lo era la
prima, ma conoscenza sostanziata con lo spirito Figliale.
Due dunque alla pari: la Paterna e la Figliale, ambedue
sostanziate. Modo diverso di formarsi: la Paterna per automaticità;la Figliale per convinta volontà.

36

Contenuto della nuova: convinto di una mia morte: non la
fisica, ma una libera: posso cioè non volerla. Faccio azione
di morte non sul peccato, e nemmeno su Satana, ma su
di me. Non prendo, non odio. E i nemici, li considero dono
Paterno per la mia metamorfosi.


Una coscienza cristiana: fideata, mi si chiude, nell’atto in cui un’altra coscienza cristiana, sostanziata, mi si apre.
Attraverso la mia toilette Pneumatica. I mezzi per comporre
questa nuova conoscenza sostanziata sono: la Parola
Figliale e la nuova luce Pneumatica (che la filtra). Qual è
ora il contenuto della mia nuova coscienza Figliale?
L’Agente Figliale mi ha fatto convinto di una mia morte.
Quale? Non certo di quella che si farà in ciascuno di noi,
e contro nostra voglia. La mia morte che mi ha convinto è
totalmente libera. Nessuno me la impone: non le persone,
né Satana, meno ancora Dio. Ho la piena capacità di non
volerla, di respingerla e di non praticarla. Se la pratico,
siamo in due a farlo: io con lo Pneuma che mi ha convinto.
Per darmi questa morte devo fare azione di morte:
1) L’azione non la faccio sul peccato. Non è vero che io
uccido il peccato, o che lo si lava, o che lo si elimina, o
toglie, perché il mio peccato come anche il mio peccare
non è una macchia, non è un nemico, ma è la morte
viva dell’amore del Padre.
2) Neppure faccio azione di morte su Satana: che non mi
riesce più di odiare, perché colui che con Satana fa eterna
comunione di morte è lo spirito di amore del Padre.
3) L’azione di morte la faccio unicamente su di me. Io mi
uccido, io mi odio. In che cosa?
a) Sono io che mi amo per istinto, e per questo amore
automatico sono io che mi faccio grande, potente,
gaudente. Ma tutto questo non lo posso realizzare da
solo: mi abbisogna il concorso delle cose e delle persone.
Prendo ciò che mi piace e faccio comunione
egoistica con chi mi piace, per realizzare al massimo
grado la comunione con me stesso. Vado convinto di
eliminare tutto ciò che mi piace, non prendendolo; e
di non fare comunione né con me, né con gli altri.
b) Sono io che odio; convinto quindi di non odiare più.
Il modello divino qui non c’è, se non in positivo:
Gesù povero: non amandosi non si sente ricco, perché
in Gesù non c’è l’amore per sé. Ho solamente un
invito: rinnega te stesso: negarmi continuamente.
Sono convinto del mio suicidio cristiano.
Questa mia libera morte non è il traguardo, ma unicamente
la condizione assolutamente necessaria per una seconda
libera morte, che può essere anche totale fino ad includere
la vita fisica.
La morte attiva, quella che mi do, mi rende possibile
accettare una morte da parte dei miei simili. Morte passiva:
lasciarmi odiare, quindi subire la sconfitta. Per questa
seconda morte mi sta davanti un modello: Gesù, il quale
nella sua ora si espropria, si cede e si lascia annientare
sotto ogni aspetto: fisicamente, moralmente, messianicamente,
divinamente. La modalità è chiarissima: in silenzio
e con amore, devotissimo al Padre, che morendo nella sua
Chiesa Paterna privilegiata - l’ebraica - ha fatto dono al
Figlio dell’odio di una Chiesa ladra e assassina. Il dono
Paterno per me sono i miei nemici, quelli che venendomi
contro fanno azione di morte, nei modi più svariati.
Divento convinto di lasciarmi odiare in silenzio e con
amore, con devozione al Padre che me li manda, per farmi
dono di una operazione Pneumatica che fa scaturire la mia
salvezza: la mia metamorfosi.

37

Tecnica micidiale. Distinzione: peccato e peccare. Il peccare:
un traffico da eliminare, trasformandolo in traffico
di vita, mediante la morte che mi do. Non al sentire, ma
all’agire, o almeno, all’acconsentire.


Nella mia toilette Pneumatica mi sono visto inferno automaticamente diveniente. Una coscienza cristiana: mi si chiude la fideata; una nuova coscienza cristiana mi si apre:
la sostanziata. Mi fa convinto di una mia morte, non forzata,
ma libera. Mi fa convinto di fare azione di morte non
sul peccato che va sciolto, non su Satana cui voglio limitare
il suo inferno eterno, ma su di me. Sono io che mi
amo, prendendo ciò che mi piace e chi mi piace: azione di
morte sulla presa, azione di morte su ogni forma di comunione
egoistica. Sono io che odio, eliminando i miei nemici:
ora faccio azione di morte su ogni mia azione di morte.
Suicidio cristiano, questo, che riducendo l’amore per me
mi rende capace di una seconda morte libera: lasciarmi
odiare. La morte attiva l’ho chiamata suicidio cristiano. La
morte passiva la chiamo morte ecclesiale.
Sono i miei simili che mi odiano, ed essi formano tutti
Chiesa Paterna, per quel battesimo cresimato che è di tutti
alla umana concezione. Ora dobbiamo far parola della tecnica
mortifera: del suicidio cristiano. In che modo io mi
uccido (e mi lascio uccidere)?
Ecco la mia tecnica micidiale. Occorre fare una netta
distinzione tra il mio peccare e il mio peccato. Il funzionamento
del mio meccanismo automatico infernale mi dà il
peccare. La coscienza nella coscienza Pneumatica o
Paterna mi dà il peccato.
Il mio peccare concorre all’accumulo dei miei peccati:
l’alimentazione è continua, lo scorrimento prima nella
coscienza istintiva e poi in quella razionale non si interrompe
mai. Voglio interrompere ed eliminare (trasformandolo)
questo traffico di morte.
Voglio sciogliere il peccare continuo. Metamorfosi attiva,
questa. Il peccare si svolge in tre fasi: dal tocco al sentire,
dal sentire all’agire, dall’agire all’acconsentire.
1) Sentire: la prima fase è ineliminabile. I tocchi sono
necessari: sono tutti esterni, e provengono dalle cose o
dalle persone, per cui il sentire conseguente non si può
impedire. Che un tocco non mi faccia niente, non può
essere mai vero. Ad ogni tocco, il mio sentire. Neppure
sul sentire in atto posso intervenire, perché di quel sentire
se ne fa una eco interminabile, che va a riversarsi
nella coscienza Paterna, insieme al piacere della morte
dell’amore (per farsi risentire).
2) Agire: il sentire passa fulmineamente all’agire: prendo
nella possibilità immediata, desidero nella impossibilità
immediata. Elimino il nemico. Il primo colpo mortale lo
vibro sul mio agire: non prendo, non desidero, non faccio
comunione con alcuno, non odio.
Riesce la mia coscienza cristiana a fare efficientemente
questo primo posto di blocco? Quasi sempre. La mia
attenzione è tutta concentrata sul mio sentire, per impedirmi
l’agire. Vigilanza cristiana sul secondo passaggio
istintivo, dunque.
3) Acconsentire: quando l’agire riesce a farsi, superando il
posto di blocco per la mia mancata vigilanza, allora lo
rincorro nel mio acconsentire, sottraendo al sentire il mio
acconsentire. Razionalmente e pneumaticamente mi
dico di no. Non sempre la velocità della mia coscienza
riesce a raggiungere il mio acconsentire; allora, la morte
va ad accrescere la coscienza Paterna. Ne sento dolore,
ma la morte accumulata rimane intatta.


38

Suicidio cristiano sul peccare istintivo che ottiene prontamente
e generosamente il concorso solidale del peccato
nella sua corrente peccaminosa interessata. Un circolo
vizioso da spaccare, da interrompere.


La mia nuova coscienza cristiana: la sostanziata, mi ha fatto convinto di una mia duplice libera morte.
La prima che chiamo suicidio cristiano, mi dispone alla
seconda, che chiamo morte ecclesiale. Suicidio cristiano:
lo pratico sul peccare istintivo e sul peccato razionale. Il
peccare istintivo ha un sentire, un agire e un acconsentire.
Sul sentire, mi limito a ripetere continuamente il mio no,
senza poterlo eliminare. Posso negarmi solo l’agire e il
mio acconsentire. Se il tutto mi sfugge, lo vado a raggiungere
nella coscienza Paterna, dove è andato in cumulo, e
col dolore lo posso solamente rendere solubile.
Come mi si presenta il peccare istintivo: facile o difficile
a negarlo? Mi è facile ricavare dalla mia esperienza una
indicazione che quanto meno è allarmante.
Il suicidarmi nel fare istintivo (peccare) di amore di odio,
man mano si cresce, risulta sempre più difficile. La constatazione
mi ha mosso alla ricerca della sua spiegazione.
La crescita umana induce necessariamente una crescita
nell’istinto, e di conseguenza nel peccare istintivo.
Cresce il fare istintivo, e quindi il peccare istintivo. A sua
volta, il peccare induce la crescita del peccato. Il peccato
che è la sostanza della coscienza Paterna non va a depositarsi
facendosi sedimento inattivo.
Si tiene sempre pronto a venire in soccorso del peccare
istintivo. Basta la chiamata. Il peccare istintivo chiama il
peccato. Al tocco esterno, mi si fa sentire. Come fa a chiamarlo?
Dispone di due linee telefoniche:
1) Quando sento che mi piace, mi viene chiamato tutto il
peccato di amore per me. La telefonata viene prontamente
smistata e fatta pervenire alla corrente peccaminosa
interessata.
2) Quando sento che non mi piace, allora viene impegnata
la seconda linea: quella del peccato di odio. Questa
pure viene diligentemente smistata, e fatta pervenire
alla corrente interessata.
La comunicazione è possibile per la presenza nella
coscienza Paterna di un apparecchio ricevente. Il sentire
del peccare trasmette al sentire del peccato.
Il piacere del peccare trasmette al piacere del peccato. La
corrente peccaminosa interviene prontamente e integralmente
con tutta la sua forza accumulata.
Interviene con essa la razionalità, che nella coscienza
Paterna ha ottenuto la promozione a guida non solo nel35
l’attività del peccato, ma pure nella successiva attività del
peccare. Con un concorso così poderoso di correnti peccaminose
bene abbeverate alle azioni, il mio fare istintivo si
presenta sempre più agguerrito, impetuoso e travolgente.
Per questo si fa sempre più difficile il suicidio cristiano sul
mio peccare. Sono in un circolo vizioso: il peccare diventa
il peccato, il peccato fortifica il peccare.
La mia vita è terribilmente vorticata tra peccare e peccato.
Ogni circolo vizioso è pericoloso.
Questo tra peccare e peccato è pericolosissimo; la mia
coscienza nuova lo deve spezzare, puntando non sul peccare,
ma sul peccato.

39

Il peccato è una centrale operativa, con cervello e memoria
elettronica. Nella memoria vi stanno le immagini. Ad
ogni loro movimento c’è l’accensione del peccato. Un
meccanismo quasi tutto razionale. Ritocco. Risentire.
Riagire. Riacconsentire. Ripeccare. Il peccare dei giovani;
il ripeccare degli adulti.


La mia nuova coscienza cristiana: la sostanziata, mi fa convinto della mia libera morte attiva: è la morte che mi
do, componendo così il mio suicidio cristiano.
Me la do al peccare istintivo, il quale si fa sempre più
forte, per l’aiuto che riceve dal peccato che mi si è accumulato
nella coscienza Paterna infernale. La cosa fa circolo
vizioso pericoloso assai: il peccare istintivo alimenta il
peccato, che a sua volta con la corrente peccaminosa interessata
accorre per fare più forte il peccare istintivo.
Un circolo vizioso da spezzare. Come si fa a spezzarlo?

Devo agire sul peccare istintivo o devo agire sul peccato?
Il peccare istintivo non posso impedirlo, e l’avrò sempre;
succede sempre ai tocchi necessari che mi danno sempre
sentire, agire e acconsentire. Debbo agire soprattutto sul
peccato, e la mia azione si chiama: sciogliere il peccato.
Siamo arrivati al peccato con una serie di passaggi. La
persona con tutto quello che fa diventa. La persona fa
amandosi e odiando. Diventa convinta di amore di odio,
con una coscienza. Gliela fa su l’Agente della morte, col
flusso continuo del fare istintivo di amore di odio. Diventa
con una coscienza Pneumatica infernale. Siccome si compone
di morte viva dell’amore che io ho vissuto, l’ho chiamata
coscienza sostanziata. E poiché la sua sostanza è la
morte viva dell’amore Paterno l’ho chiamata coscienza
Paterna infernale. E siccome la coscienza Paterna si compone
di amore di odio vissuto l’ho chiamata peccato, bene
distinto dal peccare.
Coscienza Pneumatica. Coscienza sostanziata. Coscienza
Paterna. Peccato. Il peccato non è un sedimento statico,
ma è un accumulo in agitazione. Non è una massa amorfa,
ma è tutta una venatura di correnti tumultuose. Già
abbiamo fatto parola del loro accorrere ad ogni richiamo
di peccare istintivo. Con tanto di cervello e di memoria
elettronica. È una centrale operativa.
1) Il cervello elettronico della centrale: è la razionalità
promossa al rango di guida della massa del peccato.
2) È dotata di una memoria elettronica in cui giace sempre
pronto ad agire il sentire di piacere e di dispiacere
che si è andato accumulando.
3) L’accensione del peccato è data dalle immagini che vi
si sono impresse come su una lastra fotografica. Come le cose, le persone mi hanno toccato dall’esterno,
facendo scattare il meccanismo automatico; così ora le
loro immagini stampate mi toccano dall’interno al farsi
continuo dei loro movimenti che si svolgono, e nella
veglia razionalmente, e nella dormizione confusamente.
Siamo davanti al secondo meccanismo automatico e più
razionale delle immagini che mi saltano su:
1) Il mio venendo delle immagini mi da i ritocchi interni.
2) A ogni ritocco si sveglia il mio sentire, che si fa risentire
del piacere o del dispiacere.
3) Ad ogni risentire il mio riagire.
4) Ad ogni riagire il mio riacconsentire.
5) Ad ogni riaccontentire il mio ripeccare.
Il ripeccare non è tanto della gioventù, quanto della maturità.
Il ripeccare è ripetizione del peccato assommato. È
ripetizione aritmetica o geometrica? Vedremo...

40

Qualità del ripeccare. Grave quanto il peccato. Ma la
gravità è cruenta: per impulso Pneumatico o per concorso
razionale. Dall’Agente la spinta, dalla razionalità la
forma. L’andatura è geometrica. La mia razionalità è
diversa: il ripeccare lo vedo e lo capisco. Il piccolo uccide
con la fionda il gigante. È una cosa prodigiosa.


 
La nuova coscienza cristiana mi ha fatto convinto della mia libera morte, quella che io mi do: morte attiva. Me la
do al peccare istintivo, me la do al peccato. Se fosse un
sedimento statico, un deposito, potrei solamente permearlo
di dolore. Me lo renderei solubile, ma non lo scioglie38
rei. Invece, è una centrale operativa, meccanismo razionale
dotato di memoria e di impulsi interni, con un cervello
elettronico: la mia razionalità tutta al suo servizio come
guida esperta; con memoria elettronica nella quale si accumula
tutto il sentire di piacere e di dispiacere pronto ad
insorgere. La accensione del peccato è dalle immagini
impresse nella memoria, che si muovono secondo regole
sconosciute. Ogni suo movimento mi tocca dal di dentro:
ecco i ritocchi. Ad ogni ritocco il mio sentire, il mio riagire,
il mio riacconsentire. Ad ogni ritocco, il mio ripeccare.
Le qualità: il ripeccare è sempre grave, di gravità crescente.
Nel peccare istintivo è ben visibile un peccare ora
grave, ora leggero.
1) Nel ripeccare non si ha alcuna traccia. Il peccato è sempre
grave: grave e leggero si è fatto una massa omogenea
di morte viva dell’amore del Padre, agentata
dall’Agente della morte. Di conseguenza, il ripeccare è
sempre grave.
2) Non solo ripete la gravità del peccato, ma si fa sempre
più grave. Non c’è mai parità tra peccato e ripeccare,
ma si stabilisce sempre una superiorità crescente. Chi è
mai che inserisce nella mia razionalità quella tensione
e un piacere sempre maggiore? È sicuramente colui che
fa agire il piacere della morte dell’amore: è dunque
l’Agente della morte, che mi lancia razionalmente a un
piacere sempre maggiore: maggiore per quantità, per
qualità e per intensità.
3) Il ripeccare è Pneumatico e razionale. La mia razionalità
è agentata fino al massimo della sua resa. Il ripeccare
è sempre più ragionato, è sempre studiato, è sempre
programmato, è sempre organizzato, è sempre artistico:
condotto con arte raffinata. (Dante: ‘mangia e ha
più fame di prima la passione’) Potremmo subito applicare
in esempio il ripeccare sessuale nei grandi e periodici
ritorni mondani del carnevale, della fine d’anno,
per non dire del sabato sera per le nuove generazioni.
4) Il ripeccare va in crescita continua per impulso
Pneumatico e concorso razionale. In quale andatura?
La proporzione aritmetica? No.
Sarebbe un puro e semplice addizionare. La proporzione
geometrica? Sì. Non procede per addizione, ma procede
sempre per salti che si fanno sempre più giganteschi.
Con la proporzione geometrica si fa più presto a
totalizzare un inferno insolubile ed irreversibile. La
mia razionalità mi si presenta ora divisa.
L’una è legata al mio ripeccare, l’altra è legata alla mia
nuova coscienza cristiana. Il ripeccare lo vedono tutti
razionalmente, ma non tutti lo capiscono. Sempre più
visibile, sempre meno comprensibile. Il capirlo dipende
dal grado di coscienza che uno si è fatto.
La mia nuova coscienza cristiana me lo fa capire anche
nella sua totalità; raramente sfugge al giudizio della
nuova coscienza. Siamo in condizioni ottimali, allora,
per operare una morte totale sul mio ripeccare. Il mio
ripeccare lo vedo e lo capisco quasi completamente. E
Satana deve adesso venire allo scoperto. Nel meccanismo
automatico che mi fa peccare per istinto non si
lascia vedere; nel meccanismo razionale del peccato
che ripecco mi si farà davanti con tutta la sua possanza.
Un gigante davanti a un ragazzino; Golia davanti a
Davide. Il piccolo sconfigge il gigante con una fionda.
La mia fionda? Mi dico di no al mio ripeccare: mi uccido
in questo. È un prodigio.